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A lungo abbiamo cercato un nome adatto per la nostra Associazione, alla fine abbiamo scelto la lingua Quechua, per rispetto alla cultura nativa e "Mosoq Runa" esprime precisamente il nostro intento, "Mosoq" significa nuovo e "Runa" significa uomo (nel senso del genere umano), noi lo traduciamo come Nuova Gente, questo è il nostro progetto, educare i bambini e gli adolescenti al rispetto di se stessi, degli altri e dell'ambiente che ci circonda, perchè essi possano educare a loro volta altri "Mosoq Runa" che possano contribuire alla crescita di questo paese.

 

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Lettere di Ada

Torino 5 maggio 2017

 

Cari amici,

La mia ultima lettera risale, e nel rendermene conto mi sono davvero sentita un po’ male, a novembre del 2015 e fino alla fine di luglio del 2016 non ci sono stati grandi cambiamenti o novità.

Omar, il nostro volontario che insieme alla signora Rosa si è preso cura dell’hogar nel periodo in cui sono stata in Italia, ha concluso il suo periodo con noi. Soprattutto all’inizio, l’inserimento di Omar in “famiglia” non è stato facile; ci sono state difficoltà nella comunicazione tra lui e me che hanno causato frustrazione ad entrambi e credo che il tutto si possa riassumere nel fatto che avevamo aspettative diverse. Le cose si sono gradualmente appianate e Omar ha lavorato con la responsabilità e la precisione che lo caratterizzano (era già stato con noi come volontario per sei mesi anni fa ed è stato un socio molto attivo dell’Associazione “Urubamba ONLUS” durante tutti questi anni). Come dicevo, si è preso cura dell’hogar durante la mia assenza insieme alla signora Rosa, la quale, però, più di una volta lo ha lasciato solo ad affrontare situazioni di cui avrebbe dovuto farsi carico lei. Di conseguenza, gli ultimi due mesi sono stati per Omar alquanto tosti, anche se gli hanno dato delle soddisfazioni poiché è sempre stato all’altezza della situazione. Al mio ritorno ci siamo parlati “con il cuore in mano” chiarendo tutti i malintesi e quando alla fine di giugno se n’è andato, ci siamo salutati con il reciproco affetto di sempre.

La “bomba” è scoppiata a fine luglio, quando la signora Rosa, al sentire che non l’avrei pagata come al solito per il lavoro extra durante la mia assenza – visto che non aveva avuto tutto il peso solo sulle sue spalle e viste anche le sue mancanze - mi ha comunicato che quello che guadagnava con noi non era sufficiente per le sue necessità e che l’indomani sarebbe stato il suo ultimo giorno di lavoro. La signora Rosa lavorava con noi da 14 anni e nel sentire quest’annuncio sono rimasta per un attimo senza parole e, ripresami dal colpo, le ho chiesto come le era venuto in mente di poter fare una cosa simile. Capivo perfettamente che se aveva trovato un lavoro in cui la pagavano meglio se ne andasse, ma mi pareva incredibile che pensasse di farlo così, di punto in bianco. Mi ha confessato, allora, che non aveva un altro lavoro, ma si era arrabbiata perché non la pagavo come al solito per il periodo extra. Nessuno mi toglie dalla testa che ha “bleuffato” pensando che, presa dal panico, le avrei proposto un aumento di stipendio purché non se ne andasse; ma l’idea non ha neppure sfiorato il mio cervello; ho trovato il suo comportamento così meschino che difficilmente sarei riuscita a ricuperare la fiducia in lei già scossa dalle sue mancanze di cui, almeno un paio, erano piuttosto gravi. Tre giorni dopo è stata ricoverata per un intervento chirurgico urgente e così non è più tornata.

Come potete immaginare, le ripercussioni su di me sono state notevoli. Sul piano pratico significava farmi carico di tutte le sue mansioni e mettere da parte i programmi di studio che avevo in mente per il nuovo progetto di lavoro con bambini e adolescenti di cui vi avevo parlato nell’ultima lettera. Sul piano legale significava dover nuovamente fare tutta la trafila burocratica per cambiare il consiglio direttivo della nostra associazione (che era stato rinnovato pochi mesi prima) di cui la signora Rosa era presidente, carica tornata a me con tutti gli annessi e connessi. Ma il colpo più grave è stato a livello emotivo perché non avrei mai potuto immaginare che la signora Rosa potesse andarsene in questo modo. Molti sostengono che ho un brutto carattere e devono quindi avere ragione; sono emotiva, impulsiva ed impaziente e riconosco che non è una gran bella combinazione; mi “infiammo” facilmente e se sono di cattivo umore è magari meglio starmi alla larga, ma una volta che ho detto ciò che ho dire, lascio andare e non serbo rancori. Ho sempre pensato di compensare in qualche modo i miei difetti con la mia umanità, nel senso che sempre avuto un profondo rispetto per tutti i miei collaboratori ed ho sempre avuto molta comprensione per loro e le loro difficoltà sul piano umano. Con tutti ho un legame affettivo e con Rosa era così in modo particolare poiché dopo Francesco era la persona che sentivo più vicina e con la quale più condividevo il mio lavoro. Mi sono sentita tradita e ferita.

Ma, non tutto il male viene per nuocere… ne sono profondamente convinta e, in questo caso, il colpo ricevuto ha dato il via ad una serie di riflessioni che mi hanno fatto riportare i piedi per terra. Mi sono interrogata su come poteva essere, realisticamente, il mio futuro in Perù con l’andare degli anni verso la vecchiaia ed ho dovuto intanto riconoscere che, da vecchierella, non ci potrei sopravvivere economicamente considerando che il minimo salariale lordo attuale - che corrisponde anche al mio stipendio – è di 850 nuevos soles ed io maturerei fra un paio d’anni una pensione di circa 200 nuevos soles. Va da sé che non potrei camparci. Ma quand’anche avessi le risorse economiche, non avrei nessuno di cui potermi fidare completamente e su cui poter contare nel momento in cui dovessi averne bisogno. Mi sono quindi resa conto che è giunto per me il momento di prendere decisioni e, visto che non vedo futuro in Perù, ho preso la decisione di chiudere entro un paio d’anni l’hogar e l’Associazione “Mosoq Runa” e tornare in Italia dove ho famiglia, amici e maggiori possibilità di sopravvivere economicamente. Inoltre, non mancano di certo anche in Italia bambini e adolescenti che hanno bisogno di aiuto e con i quali lavorare nel campo della prevenzione del disagio. Ho ricevuto così tanto aiuto e da così tante persone (a molte non ho mai potuto dire grazie perché non ho mai avuto le loro coordinate) che il minimo che potrò fare è dare una mano a mia volta.

Come ho detto, conto di continuare con i sei ragazzi che vivono ancora nell’hogar un paio d’anni; tra essi, Maryluz, 15 anni, l’anno prossimo terminerà le superiori; Veronica, 16 anni, Ronaldo, 15 anni e Pedro, 14 anni, finiranno le superiori nel 2019; per allora, ad Anthony e Luis, rispettivamente di 12 e 11 anni, rimarranno tre anni per finire le superiori. Non c’è nessun problema per quanto riguarda la scuola: continueranno a studiare nella scuola che stanno frequentando totalmente a carico della scuola stessa. Il problema è che avranno un’età in cui rimandarli a vivere con le loro famiglie sarebbe davvero un grande rischio, soprattutto per Luis che ha una famiglia totalmente disgregata. Mi sono quindi posta l’obiettivo di trovare per loro una situazione protetta e adeguata per i tre anni che rimarranno per concludere le superiori. E potrebbe essere che ci sdia già una soluzione.

La signora Petit, che è la fondatrice della scuola privata che i nostri ragazzi frequentano gratuitamente grazie a lei, da un paio d’anni ha accolto nella scuola dei bambini e adolescenti gravemente disabili con un programma mirato al graduale ricupero, fin dove è possibile, per ognuno di loro e l’inserimento graduale nelle classi normali per tutti quelli con cui sarà possibile. Quest’anno ci sono una ventina di bambini e adolescenti, ma, se a scuola tutti ricevono le cure e l’attenzione di cui hanno bisogno, alcuni di loro, quando tornano a casa, tornano a vivere in condizioni in cui non si immaginano neanche gli animali. Per questi bambini la signora Petit vorrebbe un hogar dove personale specializzato si prenda cura di loro a tempo pieno. Visto che la legge peruviana prevede che quando un’associazione senza fini di lucro chiude deve lasciare tutto ciò che ha ad un’altra associazione che abbia le stesse finalità, potrebbe essere l’associazione “Sol y Luna”, fondata dalla signora Petit, a ricevere il “patrimonio” dell’associazione “Mosoq Runa” e quindi le nostre case. Se così fosse, Anthony e Luis potrebbero continuare a vivere nell’hogar e so che sarebbero in ottime mani. Vedremo se l’Universo è d’accordo…

Nell’immediato, però, c’è un altro problema da risolvere per garantire ai quattro ragazzi più grandi di terminare le superiori continuando a vivere nell’hogar e ciò riguarda l’aspetto economico. Fondamentalmente noi quest’anno stiamo sopravvivendo con il ricavato della vendita del laboratorio di panetteria e del negozio, di alcune parti del nostro terreno a cui si aggiungono le donazioni che sono continuate ad arrivare sul c.c. dell’associazione “ Urubamba Onlus” che comprendono anche il 5x1000 di tutti coloro che ci sostengono anche in questo modo. Gestendo il denaro con attenzione e se non ci capitano grossi imprevisti, potremmo arrivare fino a metà del 2018, dopo di che le nostre risorse non sarebbero più sufficienti. Tutti voi conoscete come e meglio di me la situazione italiana e sapete che, anche con tutta la buona volontà, diventa sempre più difficile per molte persone continuare a donare, senza contare quanto aiuto è necessario anche in Italia, magari per i motivi più diversi, ma pur sempre per dare una mano a qualcuno che ne ha bisogno. Ho quindi pensato che se sarà necessario metteremo in vendita la casa dei volontari e se riusciamo a venderla bene dovremmo avere il denaro sufficiente per arrivare alla fine del 2019. Magari l’Universo ci darà una mano in qualche altro modo, ma mi dà tranquillità pensare a questa possibilità.

Per quanto riguarda i nostri ragazzi, sono abbastanza soddisfatta della nostra vita familiare. I quattro adolescenti attraversano le tappe tipiche dell’età, ciascuno con la sua individualità, con il suo modo di essere e con il bagaglio delle sue esperienze personali. Con ciascuno di loro ci sono momenti di scontro in cui li metto alle strette: o si mettono in testa che hanno il dovere di assumere le loro responsabilità, innanzi tutto rispetto allo studio e poi rispetto alla casa, sia per quanto riguarda la partecipazione alle faccende quotidiane rispettando i loro turni e sia rispetto alle regole di convivenza familiare che abbiamo. Non sono obbligati ad accettare, ma in questo caso devono uscire dall’hogar poiché sono sufficientemente grandi per rendersi conto delle cose ed ho chiaramente parlato con loro della situazione in cui siamo e delle decisioni che ho preso. Dall’altro lato, poiché ho ricordi molto chiari della mia adolescenza, sono in grado di capire i loro bisogni e accogliere le loro richieste in termini di “emancipazione” purché non ci siano menzogne e sotterfugi. Ho messo bene in chiaro che se mentono o fanno le cose di nascosto, io non posso essere loro di alcun aiuto. Certo, questo non vuol dire che Pedro o Anthony non diranno mai più una bugia, ma hanno capito tutti quanti il senso del mio discorso, tant’è che adesso abbiamo anche un paio di “fidanzatini” che ci vengono a trovare. Ho letto con loro un libro di educazione sessuale, scritto per adolescenti, genitori ed insegnanti, che è il miglior libro che io abbia visto su questo tema e con ciascuno di loro ho colloqui individuali per parlare delle difficoltà che hanno. Anche Anthony e Luis stanno bene, hanno fatto ottimi progressi a scuola, crescono e si vede proprio che non sono più dei bambini.

Finora a scuola hanno avuto buoni risultati, ma, ultimamente Ronaldo ha preso qualche insufficienza; si è innamorato e, ahimè!, come temevo nel suo caso, l’”amore” è diventato il centro della sua vita e non riesce a concentrarsi per studiare… come lo capisco!!!!! Per fortuna quest’anno c’è Vilma che tutti i pomeriggi va all’hogar per dare una mano e lei sa come parlargli e farsi ascoltare. Già, perché io da poco prima di Pasqua sono in Italia e mi tengo in contatto con l’hogar grazie alla tecnologia (il famoso whatsapp) che tanto detesto e che è normalmente fonte di grande frustrazione per me. Sto facendo del mio meglio per offrire loro dei punti di riferimento sani affinché possano procedere sulla strada della crescita con serenità; hanno un’età in cui non ha senso proibire le cose a cui hanno diritto e mi sentirei un’ipocrita se lo facessi; l’alternativa è, quindi, informarli, conversare con loro e… sperare che l’Universo li protegga.

Per quanto riguarda i ragazzi “grandi”, quelli che non vivono più nell’hogar, ci sono delle novità: Vilma, 24 anni, dopo un anno e mezzo di patimenti per via dei continui rinvii, qualche mese fa è riuscita a discutere la tesi e laurearsi. E’ stato un momento emozionante per entrambe. Ha cambiato lavoro e si è organizzata gli orari in modo da poter andare tutti i pomeriggi all’hogar per dare una mano ai ragazzi. Se la cava molto bene. E’ stata una gioia per me il fatto che si sia offerta. Rosita, 22 anni, alla fine di quest’anno avrà sostenuto tutti gli esami all’università e dovrà poi preparare la tesi. Lavora da una commercialista da circa un anno e sta quindi già facendo pratica nella carriera che ha scelto. Fidel, 26 anni, sta abbastanza bene e si barcamena con il lavoro un po’ guidando la moto-taxi e un po’ aiutando la sua compagna che ha un banchetto di prodotti alimentari al mercato. Sta bene anche la loro bambina che ha quasi tre anni. Fredy, 31 anni, si è trasferito a vivere in Chile dove lavora ed è in attesa del permesso di soggiorno per poter poi venire a trovarci senza avere problemi per rientrare in Chile. Yuli, 33 anni, sta abbastanza bene, vive con la madre con la quale continua ad andare al mercato per vendere bevande rifrescanti per strada. Quando è a casa si prende cura degli animali domestici che hanno. Maria, 35 anni, continua anche lei con il suo banchetto al mercato e se la cava discretamente. Dei due gemelli Percy e Jaime, 19 anni, il primo ha finito le superiori l’anno scorso, non è riuscito a superare l’esame di ingresso all’università ed ha quindi deciso di ripiegare su di un istituto dove l’ingresso è un po’ più facile e si consegue il diploma in tre anni. Jaime, invece, già da due, tre anni ha manifestato problemi psicologici che periodicamente sfociano in comportamenti inadeguati e a volte aggressivi; dopo aver ricevuto delle cure mediche è migliorato e speriamo che pian piano arrivi ad una stabilità che gli permetta di mettere a frutto le capacità che ha in modo da trovare anche lui la sua strada.

Kantu, 22 anni, a fine gennaio ha avuto una bellissima bambina e si è trasformata in una bellissima mamma. Sta frequentando l’ultimo anno di un istituto in cui sta studiando amministrazione turistica e a marzo ha ripreso a frequentare portando con sé la bambina. Per fortuna il padre della bimba le dà sostegno per quanto riguarda le necessità primarie sia sue che della bambina, ma non è fisicamente presente in quanto lavora a Cusco mentre Kantu vive a Ollantaytambo. E’ molto commovente vedere con quanto amore si prende cura della figlia, lei, che è stata rifiutata dalla madre fin dalla nascita. E’ matura e coraggiosa Kantu e anche se per il momento la sua vita è faticosa, ha le risorse per poter realizzare pian piano i suoi progetti.

Percy, 19 anni, fratello di Veronica e Anthony, nell’ultimo anno ha lavorato come cameriere con l’idea di risparmiare per riprendere gli studi in un istituto tecnico; di fatto non ha risparmiato un granché e alla fine di marzo è tornato a vivere con la madre a Lima dove sembra che la madre lo voglia aiutare con lo studio e intanto gli ha trovato lavoro.

Yeni, 32 anni, se la cava con lavori a termine e riesce ad avere una buona cura della figlia che ha 11 anni. Bertha, 28 anni, ha rilevato la licenza di un caffè turistico a Ollantaytambo (da cui passano tutti i turisti diretti a Machu Picchu) e lavora parecchio. Per il momento deve finire di pagare il prestito che le ha fatto la banca, ma dal prossimo anno potrà tirare un po’ il fiato. Anche lei ha molta cura della sua bambina undicenne. Edith, 23 anni, lavora con la sorella Bertha. Ha deciso di riprendere a studiare e si sta preparando per sostenere l’esame di ammissione all’università. Karen, 18 anni, sta studiando per conseguire il diploma di maestra di scuola materna e primaria ed è soddisfatta della scelta che ha fatto. E’ sempre dolce la nostra Karencita e non ha perso il suo bellissimo sorriso.

Nely, 18 anni, sorella di Maryluz e Pedro e cugina di Yeny, Bertha, Edith e Karen, sta finendo quest’anno le superiori e mi sembra che non abbia ancora le idee chiare su che cosa fare in seguito. In ogni modo, dopo periodo un po’ turbolento, sembra essere più serena e tranquilla.

Dei fratelli Ernesto, 25 anni, ed Ignacio, 20 anni, il primo continua a studiare e lavorare per pagare gli studi all’università dove gli mancano un paio d’anni per finire. Il secondo ha difficoltà a mantenere un lavoro stabile non tanto per mancanza di volontà, ma per le sue difficoltà a relazionarsi con il mondo, mi viene da dire. Non è sorprendente data la sua storia ed i problemi a livello emozionale che ha avuto fin da bambino.

I fratelli Edgar, 23 anni e Rodrigo, 20 anni, fratellastri di Ronaldo e Luis, sono tra tutti i più sbandati e inconcludenti. Rodrigo non è ancora riuscito a prendere il diploma di secundaria che ha interrotto in erza e passa da un lavoro all’altro senza concludere nulla. Edgar sembrava essersi rimesso un po’ in sesto e si era iscritto in un istituto per prendere la patente per guidare i macchinari edili, ma mi pare che uòltimamente, e a pochi mesi dalla fin e, ha lasciato perdere. Sembra incredibile, ma entrambi questi ragazzi si mettono a fare delle cose nei periodi in cui la madre è lontana, ma, appena lei torna, finiscono per lasciar perdere ciò in cui si sono impegnati e si ritrovano punto a capo. Non so se ce la faranno un giorno a trovare la loro strada, ma credo che sarà impossibile finché non si allontanano dall’influenza deleteria della madre.

Cari amici, non mi resta che condividere con voi le considerazioni che ho fatto nel fare un pochino il “bilancio” di tutti gli anni di lavoro che abbiamo portato avanti nell’hogar. All’inizio mi ero data 20 anni per realizzare il progetto dell’associazione “Mosoq Runa” che, nelle sue tre fasi, prevedeva l’hogar per un numero limitato di bambini per farli vivere in un ambiente “sicuro” e attento ai loro bisogni in modo integrale, i laboratori con la finalità di insegnare un mestiere ai ragazzi interessati e di generare ingressi per l’hogar ed un centro educativo, culturale e ricreativo aperto ai bambini e agli adolescenti del quartiere.

In quanto agli anni, ci siamo ben vicini, purtroppo, però, solo la prima fase è andata in porto con successo, anche se non è stato possibile garantirne la continuità dopo di me. Finché abbiamo avuto i laboratori, sono stati utili ai ragazzi che ci hanno lavorato soprattutto la panetteria a Fidel che ha potuto lavorare in questo campo e che sta pensando di tornarci o Bertha che ha imparato con noi a fare pane, pizza e dolci, ma non abbiamo guadagnato nulla di significativo con la vendita dei nostri prodotti per quanto apprezzati fossero. Viceversa, con il laboratorio di cucito e la vendita del nostro artigianato negli “anni d’oro” in cui venivano molti turisti a conoscere l’hogar e in Italia si vendeva in occasione delle numerose attività che si organizzavano per la raccolta di fondi, abbiamo avuto qualche guadagno, nessuno è diventato sarto, ma quantomeno tutti hanno imparato ad usare ago e filo e cucire. Conoscete le vicende che hanno portato alla chiusura dei laboratori e per quanto riguarda la terza fase del progetto era quello che mi sarebbe piaciuto fare alla chiusura dell’hogar con i ragazzi del quartiere. Le cose non sono andate come le avevo sognate e come mi sarebbe piaciuto, ciò non ostante, anche se considero il lavoro che abbiamo fatto un granello di sabbia nel deserto, questo granello ha fatto la differenza per tutti i ragazzi che hanno beneficiato dell’hogar, e, dal mio punto di vista, anche per quelli di loro che sembrano non aver saputo o potuto approfittare dell’opportunità che hanno avuto, come Edgar o Rodrigo poiché sono convinta che senza il nostro aiuto potrebbero trovarsi in situazioni ancora peggiori. Sono, quindi, comunque soddisfatta di ciò che abbiamo realizzato. La fatica è stata ampiamente compensata dai legami affettivi con i bambini ed i ragazzi e dai risultati che quasi tutti hanno ottenuto o stanno ottenendo. Mai per un un attimo ho dimenticato che tutto ciò è stato possibile grazie al sostegno economico di voi tutti, all’impegno dei soci di “Urubamba ONLUS”, a tutti i volontari che ci hanno regalato il loro tempo e il loro impegno e a tutti gli amici che mi hanno sostenuto nei momenti difficili. A ciascuno va la mia gratitudine, dal più profondo del mio cuore.

Con affetto.

Ada Stevanja